Gay & Bisex
Monsignore o Topgun? – Pt.2
Bassolazio35
21.11.2025 |
2.512 |
5
"Non capisco bene cosa mi dice, ma sono frasi spiccatamente perverse, mentre cerca di farselo venire duro, cosa che non accade..."
Dopo il primo, potentissimo, incontro con Baptiste, il monsignore americano, ho difficoltà a contattarlo. E’ molto sfuggente, scompare per mesi, tanto che comincio a preoccuparmi che gli sia successo qualcosa. E’ il periodo di Pasqua, sono dai miei per le feste e non riesco più a fare nulla, perché il pensiero va sempre a lui. Mi sembra di impazzire, lo desidero, piango, insomma, capisco di essere innamorato sul serio. Lui, per qualche settimana dopo il primo incontro, è molto presente, gli ho anche scritto e dedicato una poesia che lo colpisce molto e continua a chiamarmi il “piccolo poeta suo”. Poi, all’improvviso, più nulla.La tecnologia non è ancora così sviluppata, per cui riuscire a contattare una persona che non vuole farsi trovare è davvero arduo e, non stando a Roma, non posso andare a bussare o a chiedere di lui al famoso seminario di piazza Farnese. La mia astuzia, tuttavia, mi viene in soccorso e provo a cercare sull’elenco telefonico il numero di questo seminario, riuscendoci al secondo colpo. Mi fingo un parente del monsignor ‘tal dei tali’ (ormai so anche il vero cognome) e dico di non riuscire più a contattarlo e che si tratta di una questione familiare urgente. Il tizio del centralino mi crede senza esitazioni ma mi dice che Baptiste è stato mandato in missione in un convento in Calabria, non sa darmi un recapito ma mi appunto il nome della struttura monacale. Cerco sulle pagine bianche questo convento e chiamo.
So che sto facendo una cosa forte, che lui potrebbe prenderla male ma è il minimo, visto il rapporto che abbiamo. Anche in questo caso mi va di lusso, la persona che risponde è molto cortese e mi passa il monsignore. Baptiste non crede alle sue orecchie, balbetta, non sa cosa dire e comincia a inventare scuse su scuse, facendomi cominciare a dubitare sulla sua onestà. Comunque, ho verificato che è vivo, sta bene e gli ho anche strappato la promessa che, una volta tornato a Roma, ci rivedremo. Così accade, qualche settimana dopo. Ci diamo appuntamento direttamente in piazza Farnese e, stavolta, senza troppe romanticherie, siamo entrambi propensi ad un incontro di sesso. Forse la magia si è un po’ rovinata con le sue bugie, anche se l’attrazione è rimasta intatta. Siamo nel bel mezzo di una scopata molto passionale, è quasi buio e siamo per terra al centro della stanza, su un materassino. Io sono a pecora, sguardo rivolto alle finestre e lui è dietro di me, che mi scopa. Ad un certo punto, sento aprirsi la porta, così mi giro di scatto e mi trovo un ragazzone di quasi due metri, muscoloso, vestito da prete che sorride compiaciuto, mentre Baptiste mi sussurra all’orecchio di fidarmi di lui e che è tutto a posto.
Non so perché, ma mi faccio convincere e, tempo due secondi, il secondo prete ha già il cazzo fuori dalla patta, grosso e lungo ma moscio e cerca di mettermelo in bocca. Io comincio a succhiarlo ma, nonostante due minuti di intensa pompa, il suo uccello non dà segni di vita. Così, continuiamo a scopare io e Baptiste, mentre il tizio si smanetta guardandoci. Poi, improvvisamente, si avvicina di nuovo e mi parla in un orecchio, con accento marcatamente spagnolo. Mi sembra di vivere in un film porno. Non capisco bene cosa mi dice, ma sono frasi spiccatamente perverse, mentre cerca di farselo venire duro, cosa che non accade. Così, mesto mesto, il prete spagnolo apre la porta e va via. Chiedo a Baptiste di chiudere a chiave stavolta, lui procede e torna su di me per finire il lavoro. Altre due, tre botte e lo sento scoppiare dentro di me, ovviamente col preservativo ed io faccio altrettanto, segandomi.
Questa volta, niente smancerie, già le bugie hanno rovinato tutto, figuriamoci dopo questa imboscata. Faccio per rivestirmi e lui se ne va in bagno. Quando esce, mi dice se voglio sciacquarmi e io entro. Una volta finito, senza esitare, usciamo e ci salutiamo sotto il palazzo del seminario. So già che non lo vorrò rivedere e così va a finire. Tempo dopo, tra l’altro, non ricordo bene come, ho scoperto che, di giovani amanti ventenni, il buon monsignore ne aveva almeno altri due, contemporanei a me.
L’esperienza, tuttavia, rimane scolpita nella mia testa
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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